Disprassia oculomotoria

L'articolo è tratto dalla Dispensa Didattica del Corso FAD 50 crediti ECM "Disprassie, disturbi del linguaggio e delle funzioni esecutive: dalla valutazione al trattamento"


La disprassia è una difficoltà di ordine generale; al suo interno esistono delle disprassie selettive che possono investire in modo evidente solo una singola area o abilità, mentre altri aspetti deficitari rimangono più nascosti e più difficili da individuare se non vengono ricercati con metodi e strumenti adeguati. Una di queste forme selettive di disprassia è senz'altro è quella oculomotoria (o di sguardo), che riguarda la capacità di coordinare e usare i movimenti oculari con cui si realizza lo sguardo.


In generale, un momento fondamentale della valutazione e della conseguente impostazione di un progetto di intervento in età evolutiva è rappresentato dall'osservazione attenta allo sviluppo delle funzioni oculomotorie del soggetto. Iniziare a osservare come un bambino utilizza lo sguardo, se sa fissare l’interlocutore, se è presente la condivisione di sguardo e la condivisione dell’oggetto (triangolazione), cosa che implica la capacità di attenzione visiva, è un momento fondamentale per iniziare a comprendere il comportamento del bambino stesso.

Nei casi di disturbo del linguaggio e, in particolare, in quei casi in cui vi è una seria componente disprattica, spesso si rischia di giungere a delle ipotesi diagnostiche errate (ad esempio, definizioni di disturbo generalizzato dello sviluppo – DGS e inclusione del caso nello spettro autistico) proprio per evidenti difficoltà del bambino di sostenere lo sguardo sull'interlocutore e/o sugli oggetti che fanno parte del suo mondo.

La disprassia oculomotoria (o di sguardo) è definita come l’incapacità a spostare volontariamente gli occhi verso oggetti d’interesse con conservazione dei movimenti spontanei di sguardo, a riposo, al di fuori delle richieste e delle intenzioni di guardare (random eye movements). Spesso correla con un deficit di attenzione in quanto manca la capacità di mantenere la fissazione su un oggetto o la condivisione di sguardo con l’interlocutore. I movimenti di sguardo in questi casi sono caotici, disorganizzati, l’inseguimento è a scatti e discontinuo e spesso causa anche deficit di lettura; non sono presenti difficoltà visive ma il deficit riguarda le abilità oculomotorie. Riportiamo di seguito qualche esempio di disprassia di sguardo:
  • difficoltà a fissare una persona quando parla, durata della fissazione breve;
  • sguardo caotico o iperfisso;
  • in età scolare, difficoltà del bambino a utilizzare movimenti sciolti di inseguimento durante la lettura e quindi tendenza a leggere saltando da una riga all’altra oppure a omettere delle parole;
  • difficoltà a spostare lo sguardo dalla lavagna al foglio e viceversa, quindi difficoltà a copiare dalla lavagna.

La disprassia oculomotoria o di sguardo disturba le strategie di scanning visivo che consentono di esplorare con lo sguardo l’ambiente che ci circonda e di trarre le informazioni e i dettagli che ci permettono di costruire nel nostro cervello le immagini dell’oggetto. Questo tipo di disprassia può avere ripercussioni su molti processi percettivi e di apprendimento; pertanto, un attento riconoscimento e la messa in atto di strategie abilitative/riabilitative è di fondamentale importanza per limitare le possibili ricadute sulle funzioni adattive.

Nel bambino disgrafico con disprassia del disegno e della scrittura è spesso presente la disprassia di sguardo, intesa come deficit di esplorazione attraverso movimenti saccadici di sguardo, messi in atto allo scopo di conoscere o riconoscere oggetti o persone, o anche al fine di compiere funzioni adattive (in questo caso la scrittura) che presuppongono proprio l’integrità di queste componenti; questo comprometterebbe la coordinazione occhio-mano sia visuo-motoria che visuo-cinestesica. Denckla e Roeltgen, nei loro lavori (1992), hanno osservato la presenza della stessa correlazione tra la disprassia evolutiva, in particolare disprassia di sguardo, e un deficit della scrittura.

In una casistica di 105 soggetti con disprassia congenita (Sabbadini G. et al., 1993) è stata individuata un’associazione tra disturbi dell’oculomozione e disprassia di scrittura, definita dagli autori come disgrafia aprassica, che si manifesta con incapacità di scrittura o ricorso a un tipo di scrittura caratterizzato da lettere stereotipate, molto simili tra loro, che ripetono la stessa strategia esecutiva (Sabbadini G., 1995). Nel bambino disgrafico, quindi, è spesso presente la disprassia di sguardo, intesa come “deficit di esplorazione attraverso movimenti saccadici di sguardo”, messi in atto con lo scopo di esplorare l’ambiente e necessari per una funzionale integrazione visuo-motoria.

La disprassia di sguardo sembra assumere quindi un possibile e importante valore predittivo rispetto alla comparsa di disprassia della scrittura; di conseguenza il poter effettuare una diagnosi in età precoce permette di predire la comparsa di eventuali nuovi sintomi e quindi di poter intervenire preventivamente