Disprassie, disturbi del linguaggio e delle funzioni esecutive: dalla valutazione al trattamento

Il Corso FAD Disprassie, disturbi del linguaggio e delle funzioni esecutive: dalla valutazione al trattamento intende offrire al Corsista la possibilità di riflettere sull’opportunità di utilizzare, nella propria attività professionale, un approccio multisistemico nella valutazione e del trattamento dei disturbi disprassici, dei disturbi del linguaggio e delle funzioni esecutive. Infatti, lo sviluppo cognitivo, linguistico e motorio per molti anni sono stati considerati e quindi studiati come entità separate; viene oggi invece sempre più messa in evidenza e confermata da molti lavori clinici in ambito neuropsicologico e da ricerche in ambito neuroscientifico la correlazione tra aspetti linguistici, aspetti motorio-prassici e competenze relative all’ambito delle funzioni esecutive.

Viene sempre di più ribadito che, qualora i processi sottesi all’azione – l’organizzazione visuo-spaziale, la motricità, la percezione, la recettività sensoriale, la capacità di “controllo” – risultino alterati nelle loro componenti o nella loro sequenza, si avrà una minore capacità di interazione prassica con la realtà e, di conseguenza, deficit nello sviluppo della cognizione in senso lato. Quindi, secondo le più recenti teorie, le capacità linguistiche e cognitive emergono parallelamente allo sviluppo psicomotorio e, in particolare, in rapporto alle abilità gestuali e alle capacità di produrre azioni intenzionali; lo sviluppo motorio nella prima infanzia viene considerato l’elemento fondamentale che fa da ponte tra lo sviluppo cognitivo, metacognitivo, comunicativo e sociale.

Rispetto alla valutazione si ribadisce l’importanza di eseguire un’attenta raccolta anamnestica e considerare anche gli aspetti ambientali ed emotivo-relazionali, oltre che l’ambito comunicativo-linguistico. È inoltre necessario programmare delle valutazioni mirate, con l’utilizzo di strumenti specifici per le diverse fasce d’età e ripetute nel tempo, per poter definire una ipotesi diagnostica che abbia come scopo primario l’individuazione di obiettivi chiari per un corretto progetto terapeutico. Occorre procedere con molta cautela rispetto alla definizione del problema e iniziare sempre da un’ipotesi diagnostica che conceda di intervenire per il superamento dei deficit più invasivi e vistosi, monitorando come cambia il profilo del bambino durante il corso della terapia.

È essenziale sottolineare che il progetto di terapia nei casi di disturbo del linguaggio, nelle varie accezioni e tipologie, si dovrebbe esplicare in contemporanea sui tre ambiti dello sviluppo ritenuti strettamente correlati: funzioni linguistiche, aspetti motorio-prassici, funzioni esecutive e processi di autoregolazione e di controllo.

Nel panorama italiano degli ultimi 20 anni, sia in ambito clinico che in quello, soprattutto, della terapia dei disturbi della sfera motorio-prassica e del linguaggio, la figura che ci sembra “incarnare” (il termine non è casuale) maggiormente questo approccio multisistemico alla valutazione e al trattamento è quella di Letizia Sabbadini, psicologa clinica con formazione neuropsicologica, psicoterapeuta, docente alla III Università di Roma “Tor Vergata” (Corso di laurea in Logopedia), all’Università Cattolica LUMSA (Corso di Laurea di Scienze della Formazione) e in diversi Master di neurospsicologia dell’età evolutiva. Letizia Sabbadini è inoltre presidente di A.I.D.E.E. ONLUS (Associazione Italiana Disprassia dell’Età Evolutiva) di cui è fondatrice.

L’approccio teorico adottato dalla Sabbadini insieme ai propri collaboratori e allievi fa riferimento alla teoria dei sistemi (Thelen e Smith, 1994) e della Embodied Cognition (Thelen, 1995; Iverson e Thelen, 1999), in cui si afferma che lo sviluppo cognitivo e linguistico è strettamente correlato allo sviluppo motorio; viene infatti messa in evidenza l’importanza della relazione tra percezione, azione, cognizione e viene sottolineato che lo sviluppo neurocognitivo evolve a partire dalla percezione del proprio corpo in relazione all’ambiente, in contemporanea con lo sviluppo delle funzioni motorie e del loro controllo.

Si è quindi tenuto in particolare conto, nella stesura della presente Dispensa Didattica, del lavoro clinico e terapeutico di Letizia Sabbadini e collaboratori, attingendo in modo cospicuo ai contenuti teorici e pratici messi a disposizione con generosità nei lavori pubblicati (Sabbadini, 2005, 2013; Sabbadini, Tsafrir e Iurato, 2005; Sabbadini e Michelazzo, 2016). Inoltre, anche gli undici Casi Clinici in PDF che insieme alla presente Dispensa Didattica costituiscono i Materiali Didattici Fondamentali del Corso FAD, sono allegati ad una delle pubblicazioni della Sabbadini ( 2013). La trattazione dei casi clinici è ulteriormente ampliata da diversi materiali multimediali aggiuntivi (video, foto, slides, schede) presenti nei Materiali Didattici Integrativi del Corso FAD, che possono essere scaricati e utilizzati dal Corsista.  È indispensabile pertanto un doveroso ringraziamento per i preziosi contributi offerti da Letizia Sabbadini e dai suoi collaboratori.

Oltre a testi fondamentali suddetti, dei quali si suggerisce vivamente l’approfondimento, si è fatto significativo riferimento anche ad ulteriori pubblicazioni (Basili, Lanzara e Zanobini, 2011; Marotta e Caselli, 2014; Caselli et al., 2015; Marotta, Mariani e Pieretti, 2017; Vicari e Di Vara, 2017), di cui ringraziamo gli autori per il contributo fornito alla valutazione clinica e al trattamento riabilitativo