Metodo VaDiSS e intervento per la disortografia evolutiva: descrizione di un caso clinico

Ridurre i 21 errori in un dettato di valutazione a 1 solo errore nello stesso dettato dopo una sola seduta di intervento... è possibile? E' ciò che avviene con il Metodo VaDiSS nel caso di Stefano, come illustra il presente articolo. Stefano (il nome è di fantasia per il rispetto della privacy) è un alunno che frequenta la 5^ classe della scuola primaria. Ha una diagnosi piuttosto grave di dislessia, disortografia, e discalculia, e partecipa alla sperimentazione sull'efficacia del Metodo VaDiSS per il trattamento della dislessia effettuato presso un istituto comprensivo della provincia di Sassari. Stefano si rende disponibile anche per la sperimentazione del metodo per la disortografia in un'unica seduta di intervento.

Il protocollo di trattamento della disortografia con il Metodo VaDiSS prevede una valutazione delle attuali abilità di compitazione del soggetto disortografico per verificare l'efficacia e l'efficienza dell'intervento. In questo caso a Stefano viene chiesto di eseguire le prove di dettato di parole (Prova 6) e di non-parole (Prova 7) della Batteria per la valutazione della Dislessia e della Disortografia Evolutiva (DDE-2) di Sartori, Job e Tressoldi.  L'alunno commette 21 errori nel dettato di parole e 7 errori nel dettato di non-parole, un risultato che denota un gravissimo disturbo della compitazione. Successivamente, viene effettuato l'intervento. Il protocollo di trattamento del Metodo VaDiSS per la disortografia prevede due fasi:

  • si insegna al soggetto disortografico a recuperare la rappresentazione ortografica corretta della parola (immagine) presente nella sua memoria a lungo termine visiva, ma che non viene utilizzata per scrivere correttamente la parola;
  • si allena il soggetto disortografico a memorizzare velocemente e in modo definitivo la corretta rappresentazione ortografica della parola (immagine) non presente  nella sua memoria a lungo termine visiva, o presente in modo non sufficientemente familiare o in un forma visiva sbagliata.

In entrambe le fasi, si fa ricorso alla stimolazione sensoriale unilaterale oculare per l’attivazione della corteccia prefrontale controlaterale, dopo aver adeguatamente calibrato i segnali di accesso oculare del soggetto disortografico.
Quindi, dopo aver valutato il livello di competenza ortografica attuale dell'alunno, si procede alla calibrazione dei segnali di accesso oculare di Stefano, che risultano essere coerenti con quelli di un destrimane. Dopo aver calibrato, passiamo alla stimolazione sensoriale unilaterale oculare per permettere l'accesso completo e chiaro delle parole da scrivere presenti nella Visual Word Form Area (VWFA), il magazzino ortografico visivo. Il primo passo consiste nello spiegare a Stefano il significato e la funzione dei movimenti oculari e la loro importanza per scrivere correttamente le parole, ovviamente in un linguaggio adatto alla sua età:

“Nella tua mente ci sono tante parole che hai visto e letto in tutti questi anni di scuola, e anche a casa guardando televisione o usando il computer. Tutte queste parole è come se fossero in una stanza della tua mente, che io chiamo la ‘stanza delle parole’. Il segreto per non fare errori di ortografia è ricordarsi di andare nella stanza delle parole, ‘vedere’ come è scritta la parola e ricopiarla. Bisogna sempre vedere nella  mente come è scritta la parola per non fare errori, perché può capitare di ripeterti la parola in modo sbagliato, e se ti basi soltanto sul suono senza andare a vederla nella tua mente, puoi commettere l’errore e non accorgerti.”

Poi si passa alla stimolazione unilaterale attraverso il movimento oculare, spiegando al soggetto l’importanza di mantenere volontariamente la posizione degli occhi in alto per accedere facilmente alla visualizzazione interna della parola memorizzata in precedenza:

“Ora faremo di nuovo il dettato che abbiamo già fatto, ma questa volta, dopo che hai ripetuto la parola che ti ho dettato, devi ricordarti muovere gli occhi nella direzione che ti ho indicato per vederla chiaramente nella tua mente, e non devi fare altro che ‘ricopiarla’. Dopo che l’hai scritta sul foglio, voglio che la osservi e la confronti di nuovo per un attimo con l’immagine nella tua mente, per essere sicuro di averla ricopiata esattamente.”

Stefano ripete la medesime prove di dettato di parole e non-parole del DDE-2 e questa volta commette soltanto un errore (pugniale invece di pugnale) nel dettato di parole, che rappresentano il target dell'intervento, poiché le non-parole non possono essere ovviamente presenti nella memoria a lungo termine visiva dell'alunno. Riduce comunque a 5 gli errori nelle non-parole. Nel complesso le prove di dettato eseguite da Stefano risultano pienamente nella norma.

Questo risultato nel trattamento della disortografia può apparire "miracoloso" (nella maggior parte dei trattamenti conosciuti occorrono decine e decine di sedute per ottenere risultati poco più che sufficienti), ma in realtà è un'esperienza molto frequente per chi utilizza il Metodo VaDiSS, perché in realtà l'alunno ha già "in testa"  le parole più frequenti scritte nella maniera giusta, cioè con la corretta ortografia. Quello che si insegna a bambini come Stefano con il Metodo VaDiSS è "soltanto" come vederle nella propria mente e semplicemente ricopiarle quando le riproducono sul foglio mentre scrivono, e spesso basta questo per far scendere clamorosamente il numero di errori commessi in tanti anni di scuola