Quando i rubli diventano rubini

In pressoché tutti i lavori sui DSA in ambito italiano e internazionale (manuali e libri sull’argomento, test di valutazione, articoli), viene utilizzato il termine “lettura” per riferirsi sia al processo  di riconoscimento di una parola che a quello di decodifica fonologica di una parola  non conosciuta dal lettore; addirittura,   nell’ambito di test valutativi, si parla di “lettura di non-parole”, che è chiaramente una contraddizione in termini (non si può accedere al significato, cioè leggere, di una parola che non ha significato!) Tutto ciò rischia di creare confusione, o peggio, di instillare false certezze in chi approccia questa complessa materia per la prima volta per motivi di interesse scientifico, professionale, didattico o personale.

Ci rendiamo conto che il termine “lettura lessicale" o "lettura sub-lessicale", "lettura di un brano", "lettura di parole" o "lettura di non-parole" ecc. è semplice e agevole da utilizzare rispetto al più ostico e pesante  “decodifica fonologica”, e siamo anche sicuri che tutti coloro che lo utilizzano nei loro lavori hanno chiara la differenza, cionondimeno, è sicuramente fuorviante per i meno esperti, non solo dal punto di vista strettamente tecnico, ma anche a livello concettuale e operativo. E' importante quindi fare chiarezza in questo ambito, affinché chi si occupa o intende occuparsi a vario titolo di DSA possa trarne giovamento.

Per fare un semplice esempio, nella prova intermedia di valutazione della correttezza e rapidità di lettura di un brano delle Prove di Lettura MT-2 (Cornoldi e Colpo, 2012) rivolta agli alunni della terza classe della scuola primaria, dal titolo L’idea più semplice, si parla di elargire una ricompensa per togliere un’enorme masso dalla piazza di una città; la ricompensa è in rubli. Questo termine non è presente nel vocabolario linguistico dei bambini, percui questa stringa ortografica sconosciuta (in pratica una non-parola) può essere processata in due modi.

Il primo tipo di processazione è quello in cui il bambino attua una più o meno accurata decodifica fonologica della parola, attivando la corrispondenza sublessicale tra le immagini delle sillabe “ru” e “bli” appresa in precedenza e operando una fusione fonemica che gli permette di pronunciare in un’unica emissione di fiato il suono “rubli”. Affermare che il bambino in questo modo “legge” il termine rubli è ovviamente scorretto, perché la lettura di una parola implica la presenza di una connessione stabile tra l’immagine della parola stessa e il suono corrispondente già presente nel lessico verbale del bambino prima dell’esperienza della lettura, e a sua volta il riconoscimento della parola già presente implica l'attivazione di un significato, cosa che in questo caso non avviene.

Il secondo tipo di processazione è quello in cui il bambino non effettua una corretta decodifica fonologica della parola sconosciuta, ma per assonanza e attinenza di significato con il contesto del brano (ricompensare qualcuno per un lavoro) pronuncia la parola rubino, termine presente nel suo vocabolario linguistico e semantico. Nel primo caso, il bambino decodifica correttamente ma non legge, nel secondo caso il bambino decodifica in modo errato, ma paradossalmente fa qualcosa che somiglia di più al processo di lettura.

Quando un bambino continua, nonostante mesi e anni di pratica, ad operare una decodifica fonologica della maggior parte dei termini presenti in un brano invece di attivare il riconoscimento diretto, tecnicamente parliamo di dislessia lessicale. Nel secondo caso, quando il bambino pronuncia un numero significativo di termini in modo scorretto, per assonanza o attinenza di significato, parliamo di dislessia fonologica.

In entrambi i casi, sia in sede di valutazione che di trattamento, se non abbiamo chiara la differenza tra decodifica fonologica e lettura, potremmo commettere l'errore di considerare adeguata la strategia di decodifica quando viene attuata correttamente dal bambino, o addirittura attuare un trattamento sublessicale pensando di ottenere una maggiore accuratezza o velocità nella strategia di decodifica sub-lessicale. Dobbiamo invece tenere ben presente, come verrà approfondito in seguito [nella dispensa del corso], che una corretta decodifica fonologica è soltanto il mezzo, e non il fine per l'adeguata acquisizione della letto-scrittura. Se confondiamo le due cose rischiamo di non operare correttamente in sede di valutazione e di trattamento dei DSA.

Il Metodo VaDiSS, utilizza un’ulteriore tipo di valutazione con gli alunni e studenti, basata sulla lettura tachistoscopica dei termini ortografici presentati sullo schermo soltanto per 100 millisecondi (ms.). In questo caso possiamo discriminare con maggior sicurezza la lettura di una parola dalla sua semplice decodifica fonologica, perché con una presentazione visiva della parola al di sotto dei 150 ms. la decodifica sub-lessicale non riesce ad attivarsi compiutamente, e il bambino può pronunciare correttamente la parola presentata soltanto nel caso in cui essa sia presente nel suo magazzino lessicale e avvenga il riconoscimento istantaneo.

Il successo nel processo di lettura avviene con l’acquisizione della corretta corrispondenza lessicale immagine-suono, che permette la lessicalizzazione della parola scritta, e in definitiva dovrebbe essere questo l’oggetto della nostra valutazione e del nostro intervento riabilitativo nell'ambito dei DSA